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La Storia di Diamante e Cirella

 

Diamante è situata ai piedi del Monte La Caccia (m.1744), sul quale svetta maestoso il Massiccio della Montea (m. 1785) e si rispecchia nelle acque del mar Tirreno. Il paese, a 25 m. s.l.m., ha il suo centro storico arroccato sugli scogli del << Trijùnu >> e del << Timpùnu >> che vi formano una punta naturale con la forma caratteristica di un foglia trilobata dal nome greco "’Trion", che vuol dire "foglia di fico". Fu per caso, durante una tempesta, che i Focesi, abitanti della Lìdia, una regione sulle coste dell’Asia Minore, eseguendo i loro primi scambi commerciali per via mare con gli Osci, Lucani ed Etruschi, scoprirono questa insenatura come una rada sicura per attraccare le loro navi. Terminate le guerre puniche, il dominio di Roma si consolidò ulteriormente e questa si ritrovò con un’immensità di provincie da governare. Furono proprio i Romani portati dai loro viaggi a sostare sempre più di frequente nei pressi della foce del Torrente che, scambiando scaglie di mica per schegge e pietre di diamanti, diedero ad esso il nome di << FIUME DEL DIAMANTE >> come riportavano le carte topografiche fino al XVII° secolo circa. Alcuni marinai si stabilirono sulla collina di "Malfitano", chiamata così a loro ricordo e, proprio nei pressi della foce del Torrente, costruirono un mulino che presto denominarono << u Mulìnu du Cùrvu >>. La bellezza di questo paese inizia con la malizia del suo nome: Diamante, il nome di una pietra preziosa, che dà al centro tirrenico l’irresistibile fascino di un paesaggio naturale che sembra veramente incastonato tra il mare ed i monti.

Dall’epoca dei Romani il "Fiume del Diamante" estese in breve tempo il nome al territorio circostante dando origine alla "Terra del Diamante", toponimo che passò più tardi all’agglomerato urbano come riportavano le carte topografiche dal 1692 in poi. Su questo argomento però non mancano altre ipotesi.

Verso gli inizi del 1500 sopra gli scogli del Trione sulla << Punta di Diamante >> il principe di Bisignano Don Girolamo Sanseverino, padrone del territorio di Diamante dal 1465, fece costruire un torrione di guardia, prima difesa contro le incursioni Saracene e piratesche. Ma più che a Diamante, che ancora non esisteva come paese (però era già famoso per i capperi e le ginestre che crescevano selvaggemente sul roccione del Timpone), la torre era utile come avamposto ai territori di Belvedere e Buonvicino per evitare di essere sorpresi da eventuali attacchi da nord o dal mare. Intorno al torrione dei Sanseverino sorse più tardi un vera e propria fortificazione del territorio ad opera del principe di Bisignano Don TIBERIO CARAFA, padrone dei territori di Belvedere M.mo e di Diamante dal 1622. Le prime coltivazioni del territorio, che poi sarà il centro abitato di Diamante, risalgono al tempo dei Romani. Passato il pericolo delle incursioni Saracene, la gente che si era rifugiata nei paesi interni man mano comincia a spostarsi verso la costa dove avevano lasciato le varie attività agricole e dove il mare poteva essere non solo occasione di pesca, e quindi di sostentamento per vivere, ma anche un mezzo per iniziare un’intensa attività di traffici commerciali più immediati.

Il primo nucleo di abitanti venne incrementato nel 1647 da due famiglie ribelle di Amalfi, ricercate dal viceré spagnolo di Napoli Don Rodrigo Ponce de Leòn, duca D’Arcos, per aver fiancheggiato Masaniello nella sua rivolta. L’ultimo incremento della popolazione si ha nel 1649 con l’arrivo di altre due famiglie provenienti da Maierà, le quali, vessate dalle tasse e dalla prepotenza della principessa Donna Caterina Manriquez di Marano, patrona di Maierà e Cirella, di nascosto domandarono al Carafa di metterli sotto la sua protezione, avendo le loro abitazioni proprio sul confine, con Diamante, segnato dal Corvino. Nell’attuale zona del Calvario, dove sorge il Palazzo Siniscalchi, di fronte al Torrione, fu edificata dal Sanseverino una chiesetta, dotata di cimitero, dedicata a San Nicola di Bari. Il Carafa, come già sappiamo, non aveva la sua residenza effettiva a Diamante e, dopo l’allontanamento del Bargello, il piccolo paese si trovò sprovvisto di un suo diretto rappresentante per poterlo governare, come era in voga in quei tempi di spiccato feudalesimo. La scelta cadde sul giovane Duca Don Diamante Perrone, vassallo del Carafa.

Sconsacrata la chiesa di San Nicola, Diamante non aveva un altro luogo di culto adatto dove poter svolgere le funzioni sacre. Fu allora che il principe Tiberio Carafa, religioso e molto devoto della Madonna, decise di far costruire, a proprie spese, donando 37 ducati, una nuova chiesa e dedicarla all’Immacolata Concezione. Il principe Tiberio Carafa, mai venendo meno alla sua magnanimità, fece suo l’onore di donare alla nuova chiesa, da lui voluta, la monumentale statua dell’Immacolata Concezione da collocare sull’ altare maggiore, commissionandola ad uno scultore toscano. Il capitano del bastimento, visto il miracolo, consegnò alle autorità del tempo e al popolo la statua, e virando il timone, il bastimento scomparve verso ponente, là da dove era venuto.

Verso l’inizio del 1800, il centro abitato di Diamante s’ingrandì estendendosi fino all’attuale contrada dell’<< Aquàra >>, sul cui lato a mare esisteva una vasta area incolta, usata come piazza, dove fece edificare una cappella dedicata al Martire di Sebaste che nello spazio di alcuni anni divenne una graziosa chiesetta. Non si conosce l’anno di costruzione della chiesetta di S. Giuseppe, ma si sa che sorse come cappella di famiglia, situata nel centro storico. La chiesa contrariamente a quanto oggi si cede non fu costruita per il culto dell'immacolata ma per quella dell'addolorata. La statua lignea fu donata alla costruenda Chiesa in omaggio proprio a tutte le sofferenze che fino al 1736 il popolo di Diamante prima per una terribile epidemia poi per il terremoto soffrì. La leggenda più che la storia vuole che il culto dell'immacolata subenti dopo che un bastimento che trasportava l'attuale statua della madonna in Sicilia, si blocco misteriosamente proprio davanti il paese. E il bastimento riuscì a partire solo dopo che si decise di portare la statua lignea nella chiesa per evitare che si compromettesse la bellezza della statua. La Leggenda dice che uando la statua entrò nella Chiesa questa aveva le braccia incrociate sul petto e che la mattina il parroco la trovò cun un braccio sollevato verso il cielo con tre dita aperte, segno evidente di protezione dalle terribili piaghe che già Diamante come tutta la Calabria aveva sofferto: fame guerra terremoto. Dopo questo miracolo la popolazione in festa impedì che la statua potesse ritornare sul bastimento.

Dagli inizi del XVII° secolo fino a circa la fine del XVIII°, oltre che nel 1500 sotto i Sanseverino, Diamante esportava in quasi tutta Italia ed in alcuni paesi europei lo zucchero prodotto nelle piantagioni del principe Tiberio prima, e di Francesco M. Carafa dopo. Nella contrada "Pirrùpu" esisteva una fabbrica di tessuti chiamata << a Filànna >>. L’occasione della fiera diede al paese l’opportunità di essere conosciuto e d’intrecciare rapporti commerciali con i paesi limitrofi.

Nella piccola comunità di Diamante, verso la metà del XIX° secolo, la vita trascorreva all’insegna del lavoro e della ritrovata tranquillità. Ma una notte d’inverno essa fu turbata da un fatto raccapricciante…….. per questo fu costruito un arco per installarvi al suo interno un portone di ferro << a Porta da Terra >>. Nei moti diamantesi, come ho accennato prima, un contributo importante lo diede il capitano dei garibaldini Don Arcangelo Caselli.

Cirella dal 1811 era una borgata di Maierà e sotto richiesta del sindaco di Diamante, il Cav. Arcangelo Caselli,fu indetto un referendum, per decidere di staccare la borgata dal comune di Maierà ed aggregarla a quello di Diamante.

Alla fine del XIX° secolo, altri due avvenimenti contribuirono allo sviluppo di Diamante:

Il 2 maggio 1877 : L’ultimo avvenimento del secolo fu la costruzione del tronco ferroviario Napoli–Reggio C.

Sul finire del XIX° secolo Diamante, come il resto della Calabria, fu investita da un’ondata di emigrazioni.

Il 1900, ereditò dal vecchio secolo appena trascorso, l’emigrazione e, di conseguenza, un modesto tenore di vita.

Di li a poco i guai per Diamante sarebbero finiti: finalmente si stanziarono i fondi per la costruzione del Ponte Corvino.

Negli anni trenta, la vita a Diamante trascorse normalmente

Poche famiglie di nomadi, provenienti dalla Jugoslavia, attraverso la Puglia e la Basilicata nonché dall’interno della Calabria stessa, verso la fine degli anni cinquanta, si stabilirono a Diamante.

Con l’arrivo dei primi turisti a Diamante, i bar che si trovavano sul C/so Vitt. Emanuele, si organizzarono alla meglio, mettendo i primi tavoli sui marciapiedi antistante i locali stessi, per la degustazione di gelati e della granita di cedro, di produzione propria ammirando la scogliera, sulla quale, nacque la prima balera denominata << a Pista >>.

Fino agli inizi degli anni settanta, in Piazza XI Febbraio si teneva, il 4 Novembre di ogni anno, la commemorazione dei Caduti del primo conflitto mondiale organizzata da Don Giovanni Cosenza Cavaliere di Vittorio Veneto.

Cirella, attualmente frazione di Diamante distante 3 Km. dal suo centro urbano con circa 1500 abitanti, vanta anch’essa origini remote. Nel XVI° secolo, i viceré di Napoli, temendo incursioni piratesche lungo le coste del Tirreno, ordinarono la costruzione di torri di difesa.C ome uniche testimonianze della distrutta chiesa romanica di San Nicola Magno, rimasero il busto ligneo del 1500 della Madonna dei Fiori. Nel XVIII° secolo Cirella, come Diamante, aveva intrapreso rapporti commerciali con i francesi dove con l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte, molte cose cambiarono. Sul trono di Napoli non sedevano più i Borboni, poiché Ferdinando IV fu spodestato .

Il popolo diamantese è molto religioso e questa religiosità non è tendente all’esibizionismo, ma è vissuta con tradizionalità, pur essendo stata adattata alle nuove norme della liturgia post–conciliare.

Così a Diamante, oltre alle due feste patronali dell’Immacolata, si celebrano altre feste nel corso dell’anno.

Nelle sere di Quaresima fino al Sabato Santo riecheggiano nell’aria i canti della "Passione di Gesù" ed il "Pianto di Maria" che le << chiùrme >> di pescatori e di giovani eseguono manoscritti.

La gastronomia, in un certo modo, ha delle attinenze con le feste paesane, avendo anche i riferimenti principali col Natale e con la Pasqua.

I diamantesi conservano ancora, nel loro patrimonio genetico, lo spirito di libertà di quei loro antenati, che si rifugiarono in questi luoghi per sfuggire alle vessazioni di duchi, baroni e feudatari.

 

 

Cirella

Frammenti di storia:
Il territorio di Cirella e'stato abitato dall'uomo sin dal paleolitico superiore, come si evince dal materiale litico ed osseo trovato durante gli scavi del 1934 nella grotta dello scoglio di san Giovanni.
Cirella si ingrandì con l'arrivo dei romani. Uno storico dell'800 scriveva: "nei territori di Cirella furono trovate monete consolari, imperiali e meta pontine.
Fuori della città si ammirano le vestigia di tre templi del paganesimo e intorno a queste reliquie si trovano innumerevoli tombe, coperte da mattoni nelle quali si conservano lucerne, monete e l'istrumento del proprio lavoro". Oggi restano a testimonianza di questo lavoro:
Il pantheon, cocci e pezzi di mosaico che a volte emergono dal suolo soprattutto a ridosso del "fortino" e sulla "punta", alcune colonne e il capitello corinzio situati nella chiesa, due tronchi di colonna in piazza santa Maria dei fiori, un tronco di colonna di fattura più elegante nel palazzo ducale.

Cosa c'è da vedere a Cirella:

  • Parrocchia e piazza santa Maria dei fiori;

  • Punta di Cirella che si raggiunge con una strada panoramica;

  • Ogni tratto di scogliera;

  • Il palazzo ducale;

  • L'interno del paese vista la presenza di murales che rendono più allegra la piccola Cirella.

Cosa c'è da vedere a Cirella vecchia:

  • I ruderi di Cirella;

  • La chiesa madre di san Nicola magno, all'interno delle mura di Cirella medievale;

  • Il convento di san Francesco, costruito nel 1545, e la chiesa annessa al convento dedicata alla madonna delle grazie nel 1558;

  • Il teatro di recente costruzione.

 

 

 


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