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Il Parco del Pollino - Il Parco Nazionale della Sila - Aieta - Belvedere Marittimo - Buonvicino

Grisolia e Maierà - Orsomarso - Papasidero - Praia a Mare - Santa Maria del Cedro - Scalea

Santa Domenica Talao - San Nicola Arcella - Tortora - Verbicaro

 

Il Parco del Pollino

Ci sono cose, che non possono essere descritte o mostrate in una semplice immagine poiché devono essere intimamente vissute per poterne cogliere tutta la loro bellezza o il misterioso fascino che le circonda. Il Pollino è una di queste "cose".  Come si fa allora in sole poche immagini mostrare paesaggi e ambienti di grande suggestione ed interesse naturalistico o in poche righe descrivere emozioni e sensazioni vissute in oltre 15 anni di escursioni per monti e valli del Pollino? Almeno una volta, occorre visitare gli incantevoli Piani di Pollino, scalare le vette oltre i duemila metri, entrare nello spettacolare Canyon del Raganello, perdersi nelle immense foreste di faggio, abbracciare la ruvida corteccia dei monumentali pini loricati, dormire in questi luoghi per provare la sensazione di un tramonto a 2000 metri.

Ecco perche' chi ha avuto la fortuna di gustare queste magiche sensazioni riuscira' a percepire la maestosa bellezza che avvolge il Pollino, il suo misterioso fascino primordiale e scoprire il "bello" in cio' che gia' esteriormente e' bello a tutti. Chi ha vissuto queste esperienze, allora, forse, riuscira' a vedere anche in queste immagini, il "bello" del Pollino.

Ecco perche' questa mostra fotografica non ha la pretesa di mostrare il "bello" del Pollino, il suo misterioso fascino primordiale, ma vuole semplicemente essere un invito alla visita, suscitare curiosita' e attenzione per un area verso la quale tutti noi, abitanti di questo pianeta, abbiamo il dovere e l'obbligo morale di rispettare e salvaguardare.

 

Parco Nazionale della Sila

L'intero territorio del Parco nella provincia di Cosenza, fa parte dell'altipiano della Sila nella zona meglio identificata con il nome di "Sila Grande". Esso si svolge nella parte compresa fra i versanti in destra del fiume Trionto e quelli in sinistra del fiume Neto. Il territorio assume una forma quadrangolare e confina a Nord con la SS 177 da Cava di Melis a Monte Altare, a Cozzo del Pupatolo, a Monte Sordillo; ad Est con i terreni privati di Cerviolo, di Serra Castagna e con il fiume Lese; a Sud con il fiume Neto, il vallocello di Farfari e l'antica strada dei Casali per Macchialonga; ad Ovest con le località Pietra Bianca, Cupone e il Lago Cecita
Altitudine: massima metri 1708 s.l.m. (Monte Pettinascura) minima metri 1156 s.l.m. ( Località Cupone)
Estensione: 7.002 ettari

Nel territorio del Parco, la fauna è varia ed abbondante. Tra i mammiferi, il lupo è certamente quello più rappresentativo. Questo poderoso carnivoro, considerato un tempo il terrore dei pastori per le stragi di greggi che compiva, ridotto negli anni '60 a pochi esemplari, oggi, grazie all'accurata protezione del territorio del Parco, è ricomparso in buon numero tanto da sperare nel ripristino di quella particolare catena alimentare che lo vede al vertice come carnivoro. Cervi e caprioli sono le sue vittime preferite che a seguito di oculati progetti di reintroduzione, oggi si sono diffusi per tutto l'altipiano Silano.Ben rappresentata è la volpe così come il tasso, la lepre, il gatto selvatico, lo scoiattolo, il ghiro ,la faina, la puzzola, ecc. Tra gli uccelli, i rapaci rivestono un particolare interesse. I falconidi che nidificano nel parco sono discretamente numerosi. Tra essi ricordiamo: la poiana, l'astore, lo sparviere, il gheppio, ecc. Tra i Piciformi è presente anche il rarissimo picchio nero che vive in strettissime aree di foresta silana, molto vecchie e poco antropizzate. Il suo areale trova in Sila la punta più meridionale d'Europa. Le zone umide sono frequentate da diversi uccelli acquatici e in particolare dal germano reale. Tra i rettili si ricorda la temibile vipera, presente nel parco con tre fenotipi, a dorso grigiastro, a dorso scuro e ventre chiaro e quello completamente nero detto "melanotico". Tra la fauna ittica, si ricorda infine la trota fario. Questo magnifico salmonide, tanto predato, sta man mano riportando il suo popolamento a dimensioni equilibrate.

Come visitare l’area: Per chi arriva dal versante tirrenico:Il parco si raggiunge dall’autostrada A3 (Salerno/Reggio Calabria), uscita Cosenza ( sud o nord) e si prosegue per Camigliatello Silano sulla SS 107 (Silana – Crotonese). Da Camigliatello, ci si immette sulla SS 177 per Longobucco e dopo avere percorso circa 12 Km si arriva in località "Cupone", cuore del Parco. Per chi arriva dal versante ionico:Dalla SS 106, nei pressi di Crotrone, si imbocca la SS 107 fino a Camigliatello. Da Camigliatello, ci si immette sulla SS 177 per Longobucco e dopo avere percorso circa 12 Km si arriva in località "Cupone", cuore del Parco. L’area e le strutture del Parco sono aperte al pubblico e non sono necessari permessi per la visita. E’ al servizio dei visitatori un Ufficio Informazioni posto in loc. Cuponello.

Nelle ore d’ufficio si possono contattare:

Comando Stazione Forestale di Cupone (Camigliatello Silano) telefono 0984579757;

Direzione Parco – Gestione Ex A.S.F.D. – Ufficio Amministrazione di Cosenza telefono 098476760.

Servizi per i visitatori: Le strutture presenti nel Parco hanno funzione didattico-educativa. In particolare, in località Cupone si può visitare IL museo naturalistico, IL giardino geologico, l’orto botanico e il sentiero didattico/naturalistico, meta frequente di centinaia di scolaresche e gruppi organizzati. Le scuole e i gruppi che facciano almeno 7 giorni prima della visita, richiesta di "visita guidata", potranno venire accompagnate dagli interpreti naturalistici del CFS. Le richieste vanno inoltrate, anche a mezzo fax a: Gestione Beni Ex A.S.F.D. – Corpo Forestale dello Stato – Viale della Repubblica, 26 - 87100 Cosenza-. Nel territorio del Parco esiste una rete di sentieri naturalistici che lo percorrono nelle sue caratteristiche peculiari. Più precisamente i sentieri segnalati sono in numero di 10 ed hanno accesso vario. Gli escursionisti possono richiedere gratuitamente alla Direzione del Parco la cartina dei sentieri che fornisce tutte le indicazioni utili per una facile e interessante escursione.  Per favorire la sosta dei visitatori esistono tre are pic-nic dotate di tavoli, panche, punti cottura e punti raccolta rifiuti. Esse sono ubicate, rispettivamente, nelle località: "Cupone", "Fossiata" e "Cerviolo".

Riferimenti: Corpo Forestale dello Stato - Ufficio Amministrazione di Cosenza telefono 098476760.

Per ulteriori informazioni visitare il sito: www.parks.it/parco.nazionale.calabria/

 

 

 

Aieta
Aieta fu certamente uno dei più antichi feudi della Calabria.
I suoi fondatori furono senza dubbio cittadini provenienti dall'antica Blanda Iulia, che per sottrarsi alle incursioni dei Saraceni, si ritirarono sulle colline all'interno. Secondo la tradizione, il primo abitato sorse sul monte Calamaro, che è quasi inaccessibile. Successivamente, fu trasferito nella sede attuale e si sviluppò intorno alla chiesetta di San Nicola, di rito greco. I primi Signori, furono normanni;il feudo passò poi ai Loria, ai "de Montibus" , ai Carafa ed altri Signori. Divenne infine dominio dei Martirano che si fermarono stabilmente ad Aieta dal 1535 al 1571, e dei Cosentino che nel 17667 lo vendettero ai Principi Spinelli di Scalea. Da vedere, il palazzo feudale del XIII secolo, restaurato e ampliato dai Casentino, con la meravigliosa facciata rinascimentale e con l'arioso loggiato a cinque archi poggianti su colonne toscane sulle quali è scolpito lo stemma dei Casentino, con leone rampante su albero a sinistra. E' opera d' architetti toscani ed è considerata la costruzione cinquecentesca meglio conservata in tutta l'Italia Meridionale. La chiesa parrocchiale della Visitazione, in cui si trova il dipinto ad olio su tavola raffigurante la Madonna del Carmine di Dick Hendrcksz.
Interessanti, infine, artistici portali di pietra del '700 e dell'800, opera di bravi scalpellini locali.

Aieta si trova sulla costa dell'alto Tirreno Cosentino al confine con la Basilicata. Si raggiunge da Praia a Mare percorrendo una distanza di 10 Km lungo una strada molto panoramica dalla quale si può cogliere, tutta la vista del golfo di Policastro.

Come si arriva
In auto da Nord:Autostrada A3 direzione Roma - Napoli - Salerno - Reggio Calabria Uscita Lagonegro Nord-Maratea seguire indicazioni per Praia a Mare quindi indicazioni Aieta

In auto da Sud:Autostrada A3 direzione Salerno Uscita Falerna e proseguire sulla S.S.18 seguireIndicazioni per Praia a Mare quindi indicazioni Aieta.

 

 

 

Belvedere Marittimo
Belvedere è d' origini certamente antichissime, ma gli storici sono assai discordanti fra di loro.  La tesi più ricorrente comunque la ricollega a Skidro subcolonia di Sibari. Il centro che oggi si chiama Belvedere si può tranquillamente far risalire al XII secolo. Ruggero il Normanno vi fece costruire il famoso castello (oggi in ottime condizioni), in seguito ricostruito e rifatto, intorno al quale ruota tutta la storia di questo paese e che per questo n'è divenuto il simbolo concreto. A Belvedere sono nati San Daniele, il francescano che affrontò il martirio a Ceuta e Cecco Pisano, uno degli artefici della vittoria di Lepanto. La Marina di Belvedere Marittimo è lungo la costa.Il centro storico dista 2 Km dalla superstrada. Da vedere: Il castello (oggi di proprietà degli Spinelli ) è di origini Normanne con rifacimenti del periodo aragonese (secolo XV ).Conserva 2 torri cilindriche e parte del ponte levatolo. Nella chiesa del Crocifissosi trova un Crocifisso ligneo del 600 a tutto tondo a figura intera. Il convento dei Cappuccini di sobria architettura del primo periodo barocco conserva dipinti, sculture e intagli in legno del 600-700. Interessante la chiesa del Rosario di Pompei ( Marina di Belvedere ) che è l'unica chiesa in ceramica della Calabria. Feste e tradizioni: Festa di San Daniele (patrono) 13 ottobre; festa della Madonna delle Grazie (compatrona) 1 e 2 luglio.
Link: www.comune.belvedere-marittimo.cs.it

 

 

 

Buonvicino
Buonvicino sorse dall'unione dei casali di Tripidone, Salvato e Trigiano che era abitato certamente fin da epoca antica; la fusione avvenne comunque nella seconda metà del XIV secolo. Nel 1487 Buonvicino apparteneva a Girolamo Sanseverino, principe di Bisognano.Da allora, attraverso gli anni, appartenne ai Sersale, ai de Paola, ai Cavalcanti e infine ai Valente fino al 1881. A Buonvicino visse e operò San Ciriaco, nel monastero di Santa Maria del Padre, fondato nella vallata del Corvino verso la metà del 9° secolo. Non esistono dati precisi per datare la vita del Santo, ma quasi certamente egli visse fra il 950 e il 1050. "Cittadino" famoso di Buonvicino è l'illustre gastronomo Ippolito Cavalcanti che morì nel 1860, Da vedere l'interno della chiesa parrocchiale, che conserva frammenti architettonici del tardo 500.
Pugnoli in ferro, muri, cocci e ossa sono stati ritrovati nei villaggi di Tripidone, Salvato e Trigiano, ma sono andati perdute o sono conservati in case private. Stupenda la passeggiata fino alla collina dove sorge il Santuario della Madonna della Neve. Dall' alto si domina un panorama unico. Dalla piazza del paese si vede domina tutta la vallata che è assai fertile. Interessante anche lo sperone roccioso detto "Zaccano" che pende sull'abitato.
San Ciriaco di Buonvicino
A causa della persecuzione iconoclastica, iniziata nel 726 e che durerà 116 anni, i monaci dell'ordine di San Basilio, i cosiddetti Basiliani, furono costretti a fuggire dall'oriente ed a rifugiarsi in Sicilia. Quando la Sicilia fu occupata dagli Arabi, raggiunsero la Calabria, dominio Bizantino. Lungo la valle del Corvino, I Basiliani si fermarono alla confluenza del Fiumicello, nel territorio della Buonvicino d'oggi, dove formarono la loro prima comunità. Fondamentale fu l'opera di questi Brasiliani, che costruirono qui i loro monasteri, svolsero grandiosa opera d'assistenza verso la gente del posto, furono propulsori di cultura e vita religiosa. Con l'abate Ciriaco, che divenne igumeno di tutta l'eparchia del Merkurion, il monastero basiliano di Buonvicino, raggiunse il massimo apogeo. Con lo scisma greco del 1054, la chiesa greca e quella latina si separarono e fu la fine dei monasteri brasiliani. Non è possibile qui esaminare tutte le vicende storiche, ma è certamente vero quello che scrive lo storico Francesco Casella:"San Ciriaco è stato un dono di Dio e Buonvicino un dono di San Ciriaco. Senza di lui dubbia sarebbe stata la genesi di questo paese o comunque con una storia diversa.
Diversa ma non certamente migliore".

 

 

 

Grisolia e Maierà

Sono due comuni di origine medioevale distanti fra loro poche centinaia di metri ma solo in linea d'aria perchè divisi da un inaccessibile vallone al centro del quale passa il torrente Vaccuta. Entrambi i paesi furono costruiti sullo strapiombo proprio per difendersi dalle escursioni piratesche. Paesi da sempre poveri hanno vissuto la terribile piaga dll'emigrazione svuotandosi sempre di più di abitanti. Maierà conserva ancora intatto il palazzo feudale. A Grisoloia nella Chiesa delle Grazie sono custodite una croce del 400 laminata in argento, il battistero in legno del 1700 e due statue lignee. A Maierà una occasione per visitarla è il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine. A Grisolia le feste patronali si svolgono il 12 giugno e il 15 e il 16 agosto.

 

 

Orsomarso
Prima di arrivare in paese osservate tutta la natura che vi è attorno. E' veramente qualcosa di unico e particolare. Il ponte sul fiume argentino è meraviglioso e sosta di turisti. Non entrate subito nel paese, costeggiate la strada parallela al fiume e proseguite. Certo se lo fate a piedi è meglio, lasciando l'auto all'inizio del paese; ma se proprio non ne potete fare a meno continuate fino a quando la strada finisce in un largo spiazzo dove è stata aperta una trattoria. Da quì se volete continuare per il fiume dovete per forza proseguire a piedi. Non vi consiglio di venire in questo posto a ferragosto, è pienissimo di gente che frigge pesce vicino al fiume e ascolta musica ad alto volume disturbando tutto e tutti. Salite a Orsomarso nei giorni non di festa e vi godrete una giornata indimenticabile. Nel paese visitate la chiesa parrocchiale dove all'interno vi sono degli affreschi del trecento. Nella chiesa del Salvatore potrete vedere una tela che è stata attribuita a Luca Giordano.
Cose da vedere
Nel paese visitate la chiesa parrocchiale dove all'interno vi sono degli affreschi del trecento. Nella chiesa del Salvatore potrete vedere una tela che è stata attribuita a Luca Giordano.
Parco del Pollino
Il Parco Nazionale del Pollino è pronto ad ospitarvi per questa calda estate 2002, invitandovi a visitare le sue aree protette e le sue cime dalle quali poter ammirare il mare Tirreno e il mar Jonio che si trova lì a due passi. Mare e Montagna, tutto questo è possibile visitando il Parco Nazionale del Pollino. Per altre informazioni visitare il sito www.parcodelpollino.it

 

 

Papasidero (10.000 anni fa)
La grotta del Romito a Papasidero è certamente una delle cose interessanti che ci sono sulla riviera dei cedri.
Per l'escursione ci vogliono almeno 4 ore. Bisogna innanzi tutto arrivare a Scalea, entrare nel paese e seguire le indicazioni per Papasidero. Qui si ci può fermare un po', prima di proseguire in direzione di Mormanno. Dopo circa 9 km, in località bivio della vena, c'è sulla sinistra una stradella sterrata all'inizio della quale un cartello indica che si tratta della via d'accesso alla grotta. Ancora un po' e c'è una cascina. Chiedere lì del Sig. Umberto Cersosimo un simpatico e ospitale vecchietto proprietario della grotta, che sarà felice da fare da guida. La cosa più bella da vedere è il graffito del bue. La figura , lunga circa 1m e 20cm, è incisa su di un ,masso di 2m e 50 cm di lunghezza, inclinato di 45 °. Il disegno, di proporzioni perfette, è eseguito con tratto sicuro. Le corna, viste ambedue di lato, sono proiettate in avanti ed hanno il profilo chiuso. Sono rappresentati con cura alcuni particolari come le narici, la bocca, l'occhio e, appena accennato l'orecchio. In grande evidenza le pieghe cutanee del collo e assai accuratamente descritti i piedi fessurati. Un segmento attraversa la figura dell'animale in corrispondenza dei reni.
Grotta del romito

La grotta si trova sulle pendici del Monte Ciagola, nei pressi di Papasidero.
Su un macigno calcareo, posto all'imboccatura della grotta, nel 1961, venne scoperto un graffito risalente al Paleolitico superiore (12.000-10.000 a.C.). Esso riproduce la sagoma del Bos primigenius, un bovide estinto, e poco più in basso, la testa di un altro bovide. La sagoma del toro è lunga 1,20 m ed è incisa su macigno calcareo di 2,30 m di larghezza. Vicino al masso, lo stillicidio ha provocato la formazione di una stalagmite dalla curiosa forma di un cavallo.

Cosa c'è da vedere
E' veramente impensabile in un piccolo centro come Papasidero trovare tre chiese, quella di S. Teodoro e di San Constantino, quella di S. Sofia. Tutte e tre le chiese conservano importanti affreschi e statue lignee del 300 e del 600. E' da ammirare il piccolo monastero costruito sul fiume lao sotto un roccione. E' una vera e propria favola, perfettamente conservato, incastonato come un gioello nella natura circostante conserva all'interno un prezioso crocifisso del trecento. Fuori da Papasidero si trova il Riparo del Romito. Una Grotta del periodo paleolitico, tral e più importanti d'Europa dove esiste un graffito su una grossa pietra raffigurante due tori.

 

 

Praia a Mare
E una splendida cittadina del Golfo di Policastro, ben collegata con la Ferrovia e l’Autostrada A-3.E’ uno dei più importanti Centri Turistici, Industriali e Culturali della Calabria.
Storia
Intorno all’anno Mille Praia a Mare era chiamata “Plaga Scavorum” (spiaggia degli Sclavoni) per la presenza di una Colonia di Dalmati. Il territorio è di: 22,91 Km.q. e conta circa 6.500 abitanti. La festa Patronale si festeggia il 14 e 15 Agosto in Onore della Madonna della Grotta .

 

 

 

Santa Maria del Cedro

Santa Maria Del Cedro, conta circa 5000 abitanti. Situata tra Scalea e Cirella a due km dalla Superstada, bagnata dal fiume Abatemarco si trova a 116 m dal mare. Il suo territorio, quasi tutto in pianura è di origine alluvionale e questo lo rende fertile e adatto A colture ortofrutticole.  Granparte dell’economia del paese infatti è basata sulla produzione di ortaggi, olio di oliva Agrumi, e specialmente cedro. Negli ultimi anni poi si è sviluppata una notevole attività turistica. La non elevata altitudine Sul livello del mare, il clima mite e salubre fanno di Santa Maria Del Cedro uno dei centri Più graditi dai turisti. Santa Maria Del Cedro nel suo territorio comprende:Marcellina, Destri, Abatemarco, Sant’andrea, Foresta. Alcuni di questi sono dei centri abitati ,altre come Granata e Bordiero, che si trovano ai margini della statale 18 sono diventati popolosi quartieri turistici.
Storia

Le sue origini risalgono alla metà del XVII secolo, grazie all’abbandono forzato Di Abatemarco in seguito alla distruzione dall’omonimo fiume. Le venne dato il nome di Cipollina, fu prima frazione di Verbicaro ed in seguito di Grisolia, comune confinante, fino al 1948 quando comprendendo anche Marcellina divenne comune autonomo. Nel 1955 venne cambiato il nome da Cipollina a Santa Maria, modificato ancora una volta nel 1968questa volta definitivamente col nome di Santa Maria Del Cedro per richiamare l’importante ed esclusiva produzione del cedro.

 

 

Scalea

Scalea è uno dei paesi più antichi dell’alto Tirreno Casentino situato a 109 km dal capoluogo Cosenza, a 25 m. sulla costa tirrenica, alla destra della foce del fiume LAO e conta circa 10.000 abitanti. Si presenta con le sue caratteristiche case poste l’una sull’altra che caratterizzano il tipico borgo medievale costiero predisposto per la difesa dalle incursioni. 

Storia
La popolazione di Scalea,che nel secolo XIII era di oltre 5000 abitanti,nei secoli successivi è oscillata tra i 1000 –4000 abitanti,con punte minime,nei secoli XVI XVII,di circa 300 abitanti. Nel secolo XIII SCALEA con la fondazione da parte di PIETRO CATHIN del convento francescano divenne importante centro religioso artistico e culturale. Nel XIII sec. SCALEA si ribellò e scacciò gli Angioini.Poi resistette agli innumerevoli attacchi portati dalle truppe fedeli a CARLO D’ANGIO’. Nel secolo XVII il principe di SCALEA FRANCESCO SPINELLI perse la vita per respingere l’ attacco del corsaro AMURAT RAIS.Nel nostro secolo SCALEA subisce vari bombardamenti aereo-navali da parte delle forze armate ANGLO AMERICANE.
Arte
Nel centro storico le testimonianze dell’architettura medioevale è il palazzo dei PRINCIPI, il palazzotto normanno detto l Episcopio,la TORRE TALAO fu costruita nel XVI sec. Faceva parte del sistema difensivo costiero contro le incursioni dei turchi,voluto da CARLOV.Il sistema di difesa fù suggerito a CARLO V,da Don Pedro di Toledo, viceré del regno di Napoli nel 1573.Il centro storico di SCALEA è dominato dai ruderi del castello che fu costruito dai NORMANNI. La parte bassa del centro storico è sovrastata dalla imponente struttura della CHIESA di sotto,dedicata a San. Nicola in Plateis.

 

 

Santa Domenica Talao

S. Domenica T. incominciò a formarsi agli inizi del 600, ma già nel XIV secolo il Principe Ettore Maria Spinelli di Scalea l’estate si recava in questo borgo per godersi il fresco delle colline, e per tal motivo fu costruita una torre intorno alla quale sorsero modeste abitazioni di pastori , e una cappella soggetta alla chiesa di Santa Maria di Episcopia di Scalea e dedicata a Santa Domenica Talao, fu proprio per volere del principe Spinelli che il borgo divenne casale di Scalea, per poi acquisire nel 1864 autonomia comunale con il toponimo di Santa Domenica con l’aggiunta di Talao che vuol dire “al di qua del Lao”dista circa dieci Km da Scalea ed è raggiungibile percorrendo la statale 504 per Mormanno , affacciandosi dalla piazza principale si può ammirare uno splendido panorama che spazia da Capo Scalea a Capo Cirella.

Ritrovamenti di manufatti risalenti all’età preistorica testimoniano la presenza dell’uomo primitivo su questo territorio, mentre alle pendici della Serra “la Limpida “ sono stati ritrovati reperti dell’età dei metalli ed ancora acquedotti rurali e una fabbrica antica di laterzi testimoniano presenze in età romana ,Santa Domenica è un tipico paese Medioevale sviluppatosi intorno alla Chiesa Madre.

Il territorio fa parte del complesso montuoso dei monti di Oromarso e Verbicaro, si trovano molte località boschive come :Massicelle, Jarmi , Cerzeto, Prestioli, Bocca a Giarla , Schina a Tratta , presentano una media difficoltà e possono essere raggiunti anche a piedi. E’ ricco anche di sorgenti : Acqua a Cersa, Funtana du Prete, Funatna di S’Andrea , Funtana di Ragazzu , Funtana di Griddu ,Funatan di Cacchiariuddu , Funatan di Sitta.

 

 

 

San Nicola Arcella

Sorge in posizione pittoresca a 110 mt. sul mare, da qui lo sguardo spazia su un panorama di indicibile bellezza: ampie spiaggie tra antiche torri, piccole baie e rocce a picco sul mare in cui domina la brillantezza del blu tirrenico. S. Nicola Arcella si trova ai piedi della Serra La Limpida (1519 mt.), termine meridionale del monte Sirino, a sud del golfo di Policastro, a 5 km. da Scalea. Storia
Nella riviera calabra di ponente S. Nicola Arcella si concentra su una rocca (arx in latino) e si affida alla protezione di San Nicola da Tolentino, venerato fin dal secolo scorso nella chiesa sorta alla fine del ‘600.
Su questa rocca si rifugiarono i superstiti di Lavinium, la piccola città romana, sorta dopo la caduta di Laos, nei pressi di Scalea, ed esposta a continui assalti delle popolazioni interne. Nel ‘400 e ‘500 fu fondato il centro urbano in zone meno precarie e nel ‘700 fu costruito Il Castello, simbolo del dominio feudale. Nel 1811 divenne comune autonomo.
Cosa c'è da visitare
Chiesa parrocchiale
Costruzione di gusto eclettico, opera di maestranze municipali. Campanile con celletta a pianta quadrata cuspidata. Interno decorato a stucco. Statue processionale
Arco Magno
Insenatura invitante, un angolo romantico tra rocce ombrose. Nella sabbia scorrono sorgenti di acqua dolce.
Torre del Saracino
Torre di vedetta costiera, presso Capo Scalea. Costruzione cinquecentesca facente parte del dispositivo di guardia a difesa litoranea, contro le incursioni barbaresche.
Chiesa di San Nicola
Ruderi chiesa medievale.
Zona archeologica
Nei pressi dell’abitato, stazioni di superficie risalenti al Paleolitico. 120-70 a.C.
 

 

 

Tortora

Venendo da nord e attraversando il fiume Castrocucco, che per un tratto del suo corso segna il confine tra Basilicata e Calabria, si giunge a Tortora. Da qui inizia l’Alto Tirreno Cosentino con la sua meravigliosa costa denominata “La Riviera dei Cedri”, in omaggio alla coltivazione dei cedri ivi praticata. Le diverse influenze etniche, il mare stupendo e cristallino, la lussureggiante vegetazione delle montagne ed il carattere ospitale ed estroverso degli abitanti, fanno di Tortora un paese incantevole, una meta ideale per trascorrere un gradevole e rilassante soggiorno. Il suo territorio è adagiato magnificamente tra il litorale e le montagne, in prossimità del Parco Nazionale del Pollino, e si divide in due parti:

1- il centro storico(300 m. s.l.m. a 6 km dal mare) di origine medievale. Uno scrigno di arte e cultura la cui storia aleggia nei suoi stretti vicoli e nelle architetture dei suoi monumenti.

2- il Lido di Tortora, più recente. Divenuto un noto centro turistico balneare, grazie agli eccellenti servizi offerti dalle sue strutture alberghiere, commerciali e ricreative.
Storia
Tortora affonda le sue radici nella Preistoria, esattamente nel Paleolitico Inferiore, come testimoniano i ritrovamenti nel giacimento di Rosaneto, uno dei più antichi di tutta Italia, e nella grotta di Torre Nave, prescelta dall’uomo primitivo come sede abitativa.

Dal VI-V secolo a.C. gli Enotri fondarono qui una città di nome Blanda , in seguito(III sec. a.C.) divenne una colonia greco-romana mutando il nome in Julia . Fu sottoposta a successive incursioni da parte dei Visigoti, Goti, Bizantini, Longobardi, Saraceni e Normanni, fino a smembrarsi per dare origine a diversi borghi. Nel XI-XII secolo d.C. assunse l’attuale nome di Tortora per le favorevoli condizioni di vita che la vallata offriva all’omonimo volatile. Nel corso del Medio Evo attraversò periodi di dominazione Sveva (Federico II), Angioina (Carlo D’Angiò), e Aragonese (Ferdinando II). Nel 1860 Tortora ha l’onore di ospitare, presso il Palazzo Lo monaco Melazzi, Giuseppe Garibaldi. Sono nati a Tortora lo scienziato Francesco De Franceschi (sec. XVI) e i giuriconsulti Giuseppe e Innocenzo Vitali (sec. XVII).

Archeologia
I siti archeologici scoperti nel Territorio del comune di Tortora consentono di ripercorrere la storia del popolamento del paese dall’epoca Preistorica a quella tardo romana.

Nel Rosaneto, in prossimità della sponda sinistra del fiume Noce, si è identificato un giacimento all’aperto di strumenti preistorici databili tra i 200.000 ed i 150.000 anni fa.

Nella grotta di Torre Nave si è accumulato un deposito risalente al Paleolitico Medio di circa 35.000 anni fa.

Nelle località Palecastro, San Brancato e Pergolo la soprintendenza Archeologica della Calabria ha effettuato degli scavi negli anni 1990/99 che hanno portato alla luce oltre 90 tombe, quasi tutte dotate di ricchi corredi costituiti da vasellame di pregio e monili in argento, bronzo, ferro ed ambra di produzione indigena e d’importazione dalle città coloniali della Magna Grecia e dalla Grecia stessa.

Gran parte di questi reperti archeologici hanno permesso al comune di Tortora di allestire, nell’Antiquarium di Palazzo Casapesenna, la mostra “Archeologia per Tortora: frammenti dal passato “, inaugurata il 18 Aprile 1998 ed ampliata il 7 Aprile 2001.

 

 

 

Verbicaro

Un paese caratteristico. Un centro storico tra i più articolati e complicati, pieno di viuzze, vicoletti, scale. Un'architettura popolare e spontanea degna dei migliori studi. Conviene andare a Verbicaro seguendo il fiume Abatemarco,  è una strada per metà asfaltata e arriva fino allo sorgente del fiume dove è posta la presa d'acqua dell'acquedotto di Cosenza. Farla a piedi è la migliore cosa. Nel centro storico del paese potete vedere il palazzo feudale. Verbicaro ebbe grande importanza nel periodo feudale ed essendo posto al sicuro dai pirati era già un grosso centro con circa 5.000 abitanti. Famoso in tutto il mondo è il vino. Ma certamente vi conviene chiederlo ai privati, che gelosamente lo conservano nei caratteristici catui, cantine che danno sulla strada. Nel mese di agosto si può salire per la sagra del vino, e chi viene a Pasqua ed è amante delle processioni, famosa è quella del Venerdì Santo che si svolge per tutta la notte nelle vie del paese, con i "vattienti" (fedeli che si percuotono le gambe con dei chiodi fino a farle sanguinare) un rito che si ripete da secoli.
Storia
Verbicaro ha avuto vari nomi: dall’Aprustum dei Bruzi, Vernicaio, a Bernicaro e Berbicaro dal latino “berbicarius” cioè luogo di pastori ed infine Verbicaro. Le sue origini risalgono agli anni intorno al 1000. Gruppi di pastori e di agricoltori sparsi nella valle si raggrupparono sulla rocca oggi detta Bonifanti ( “dei tre fanciullini” facendo riferimento ad un monastero situato in quella zona ) anche da questo nome si può attribuire la sua origine, dovuta certamente a degli insediamenti monastici. Nell’arco dei secoli fu feudo, col finir nel 1806 con i Cavalcanti. Il paese, come tutto il Meridione, fu interessato al fenomeno del brigantaggio. Una data da ricordare è l’agosto del 1911, in tutta l’Italia se ne parlò, vi fu un’epidemia di colera, il popolo si rivoltò contro gli amministratori del tempo, dovette occuparsene il Governo presieduto da G.Giolitti.
Arte
Il centro storico è un autentico patrimonio urbanistico, il primo è più significato documento storico, con testimonianze di architettura medievale. Chiesa Madonna della Neve costituisce il più antico monumento storico del paese, dove si trovano degli affreschi di epoca bizantina, raffiguranti Santi in processione e inoltre vi è una piccola statua lignea di antica fattura artigianale raffigurante la Madonna col Bambino in trono. Chiesa S. Maria del Piano in Assunta, costruita all’inizio del 1400. All’interno possiamo ammirare varie statue in legno e cartapesta, una tavola dipinta, tele e due organi lignei. Nella sacrestia sono conservati preziosi paramenti in seta ed oggetti sacri vari del ‘500 ed una croce astile del ‘600. E tante altre opere sono racchiuse nelle varie chiese: S. Giuseppe (1897); ( 1897 ); Madonna del Carmine ( 1895 ); Sacro Cuore ( 1979 ); Santa Maria la Nova ( 1879 ); Santa Maria di Loreto, origine medievale e il santuario di S. Francesco di Paola fine ‘800.

 


 

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